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«Il Monte Rosa apparve improvvisamente, cosi' imponente e stupendo che non so descriverlo. Uno spettacolo indimenticabile che merita da solo un viaggio dall'Inghilterra ».
E' il 1825 e William Brockedon, viaggiatore e pittore inglese, arriva al Passo del Monte Moro proveniente dal Vallese dove ha trascorso una notte insonne nell'unico «albergo» della valle di Saas Fee, la povera canonica dell'abate Venetz.
Apparizione consolatoria quella della parete Est del Rosa. Sara' il piu' bel ricordo del lungo peregrinare per valli e per colli, che questo precursore dell'alpinismo ha documentato in un paio di pregevoli volumi, impreziositi da splendide stampe. Dopo quasi due secoli il Passo del Moro continua a catalizzare l'attenzione degli escursionisti d'Oltralpe che lo raggiungono a piedi dalla diga di Mattmark,salendo di buon'ora ai 2868 metri del valico per cogliere l'incanto sfolgorante dell'alba. Se dal versante svizzero c'e' soltanto un vecchio sentiero, quello di Macugnaga e' invece collegato da oltre quarant'anni con una funivia. In meno di dieci minuti si copre il percorso di oltre quattro ore che nell'ultima parte conserva le scalinate di sasso tardo-medioevali, con le tracce dei secolari transiti di viandanti, emigranti, commercianti, contrabbandieri e pellegrini all'isola cusiana di San Giulio e al Sacro Monte di Varallo. Il sentiero del Moro e' stato per secoli la porta principale della penetrazione vallesana. Di qui infatti passarono anche i Walser, diretti nelle valli meridionali del Rosa. Gli alpinisti sono arrivati per ultimi, cinque secoli appresso. Inglesi, tedeschi, svizzeri: dall'inizio dell'Ottocento e' stata un'ondata di entusiasti, che hanno lasciato pagine zeppe di elogi, come quelle di Samuel King, il cui voume e' stato tradotto recentemente dalle edizioni Zeisciu di Alagna e presentato poche sere fa a Macugnaga. Tra i primi ci fu Jacques Balmat, il vincitore del Monte Bianco emigrato temporaneamente a Macugnaga per imparare l'arte dei cercatori d'oro. Con la costruzione della strada napoleonica del Sempione, due secoli fa, la via del Moro e' rapidamente caduta in disuso. I traffici commerciali hanno preso rotte piu' comode. Dove c'era una caserma della guardia di finanza, nel 2000 la sezione del Club alpino di Macugnaga ha realizzato un rifugio dedicandolo a Paolo MAROLI e alla guida Gaspare OBERTO che negli anni Trenta aveva accompagnato padre De Agostini nelle esplorazioni in Patagonia. Il figlio di OBERTO, Giuseppe, guida anche lui, ha invece partecipato nel 1958 alla vittoriosa spedizione al Gasherbrum 4, un quasi-ottomila del Karakorum. A cinquant'anni di distanza OBERTO e' uno dei tre superstiti, insieme a Riccardo Cassin e a Walter Bonatti. Il rifugio OBERTO-MAROLI (tel. 0324 - 65544) e' a due minuti dall'arrivo della funivia e dispone di ventisette posti-letto. Aperto fino a meta' settembre con servizio di alberghetto. E' una delle mete d'obbligo per coloro che compiono il Tour del Monte Rosa, un trekking molto gettonato dagli stranieri. Questa zona e' chiusa alla caccia da oltre trent'anni e piccoli branchi di stambecchi pascolano accanto al rifugio. Tratto da LA STAMPA del 23/08/2008
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